| Vittoro Baccelli vittorio5@aruba.it |
cinq
et quarante degrez ciel bruslera
feu
approcher de la gran cité neve istant
grand flamme esparse sautera quand on
voudra des normans faire preuve (Nostradamus) Fuoco color oro visto dal cielo sulla terra, lanciato da una nave aerea creerà stupore spettacolo di morte grande strage umana la città a quarantacinque gradi distrutta dal fuoco. Nel mese di settembre non lontano dall’anno duemila nella nuova città degli inglesi i dardi dal cielo compiranno la loro duplice devastazione santi simulacri bruciati in ardente torcia parla la Morte: grande esecuzione. Di fuoco volante la macchinazione nella città di dio ci sarà un incredibile tuono ed i due fratelli saranno separati dal caos, un terremoto di fuoco dal centro del mondo causerà lo scuotimento delle due torri nella nuova città, giochi d’ecatombe. Chi era entrato uscirà solo per la tomba due carri di fuoco volanti bruceranno nel cielo, segno di strage dal gran nemico dell’umano genere. (Nostradamus, liberamente tratto) LE TORRI GEMELLE Il signore malvagio cammina inquieto nella sua casa: la Casa dei Morti. Gli occhi lampeggiano sinistri illuminando anche i suoi tirati lineamenti canini del volto, le lunghe orecchie vibrano e l’immensa aula rimbomba di questa vibrazione. Il
dio è adirato, l’uomo quella anormale creatura dei pianeti Terra sta
compiendo un atto sciocco e sacrilego degno della sua immane superbia.
“A tua immagine e somiglianza l’hai voluto” gli sussurra la voce
interiore dello scarso buonsenso ma lui superiore a tutto volutamente
l’ignora. Il
dio malvagio, signore della Casa dei Morti ogni volta che osserva l’uomo,
s’inquieta, questi stupidi esseri autonomamente evolutisi dalla sua
creazione sono ormai sfuggiti ad ogni controllo: molti adorano altri dei
come se non fosse stato lui a crearli, mescolano le razze che lui aveva
voluto divise. Adesso sui vari piani stanno costruendo due torri per
innalzarsi fino a lui. Il dio malvagio dal volto canino è adirato quanto
non mai e nelle sue immense aule scaglia ogni ricordo nelle pareti,
infrangendolo. Gli
angeli neri, i suoi oppressi si sono da tempo rifugiati nei labirintici
sotterranei dell’enorme eremo, solo il suo servo fedele, tremante lo
segue ai suoi ordini. Ed il signore s’aggira ululando nella sua Casa dei
Morti. Che
qualcosa non vada ci se ne accorge pure all’altra estremità dei luoghi
creati, all’altro lato dei Mondi di Mezzo, ove ad una distanza non
calcolabile da mente umana sorge la Casa della Vita abitata dal suo
signore fin troppo affaccendato normalmente in questioni banali, ma per
lui, e forse per l’intero esistente, essenziali, quali il bello,
l’estetica, la danza, la poetica, i profumi, gli orgasmi…… Tutto
questo ed altro ancora fa parte dei suoi studi e delle sue attività
quotidiane. Ma
il dio signore della Casa della Vita si è accorto che una leggera onda
nera sta attraversando l’infinito, una vibrazione infernale lanciata dal
suo eterno antagonista, lo stupido e malvagio cane che dimora nella Casa
dei Morti all’altro estremo dei creati, oltre i Mondi di Mezzo. Nella
Casa dei Morti, nelle sue stanze tetre, l’abominio dalla testa di cane,
che è il suo abitante e signore scruta malevolo l’ultima costruzione
degli uomini. Nella
Mesopotamia sulle rive dell’Eufrate, gli abitanti di Babilonia, la città
fondata dal re Sargon di Accad, attraversando il portale che li mena
avanti nelle Terre di Mezzo, hanno consentito ai cittadini di Sennaar di
progettare due costruzioni, due torri gemelle che s’innalzano fino a
toccare i cieli. Per erigerle hanno lavorato genti provenienti da ogni
parti dei mondi e le due costruzioni si stagliano nel cielo in molte delle
Terre di Mezzo, cambiano le forme ed i luoghi, ma l’unico progetto sta
andando avanti. Vogliono coi loro fragili manufatti sfidare la sua
supremazia e snidarlo dalla Casa dei Morti. Progetto impossibile e assurdo,
ma soprattutto blasfemo nella sua ideazione. In
uno dei Mondi di Mezzo una delle torri già tocca il cielo che in questo
mondo è di luminosa roccia e gli uomini già hanno iniziato a perforare
la volta del loro mondo, chiamando schiere di minatori. Perché
meravigliarsi? Altri hanno descritto mondi in cui “il mare è sospeso
sulla volta, mondi costruiti in modo che avvicinandosi da qualsivoglia
direzione, si ha l’impressione che manchi completamente di terre emerse.
Ma se qualcuno discendesse al disotto del mare che lo circonda,
emergerebbe dalla parte inferiore delle acque ed entrerebbe
nell’atmosfera del pianeta, scendendo ancora giungerebbe fino alla terra
ferma. Attraversandola arriverebbe ad altre distese d’acqua; acque che
lambiscono delle terre che si trovano sotto il mare sospeso nel cielo.
L’oceano scorre a centinaia di metri d’altezza. Pesci luminosi vi
nuotano dando l’idea di costellazioni in movimento: e sulla terra al di
sotto ogni cosa risplende. Si
è detto che un mondo come questo, con un mare come cielo, non potrebbe
esistere. Evidentemente chi ha fatto questa affermazione si è sbagliato:
ammettendo l’infinito, il resto è automatico.” Dunque anche altri hanno parlato di mondi cavi, sotto la crosta uniforme pulsa un mondo luminoso, vivo e vitale. Si è detto che anche un mondo come questo, con la roccia come cielo, non potrebbe esistere. Evidentemente anche chi ha fatto questa affermazione si è sbagliato: ammettendo l’infinito, il resto come è già stato detto, è automatico. Il
cane, signore della Casa dei Morti è pervaso dall’ira anche se sa che
le due torri gemelle di Babele presto saranno da lui distrutte: le osserva
attentamente per godere ancor di più nel loro crollo che si estende nello
spazio e nei tempi. Giunsero
da tutti i mondi per edificarle, in qualche luogo non sono ancora
terminate, ma già nei piani ultimati sono abitate da esseri dalle
molteplici lingue, e da questi comunicano con le loro realtà, ognuna nel
suo tempo e nel suo pianeta, e da qui dirigono e comandano, mentre dagli
apici s’aspira a raggiungerlo. Le distanze per questi abitanti
dell’aria più non sussistono, le loro voci si spargono ovunque, ed
anche il tempo è stato frantumato sin dall’inizio dell’opera: ora
esistono contemporaneamente in vari mondi ed in vari tempi. I costruttori
di Babele furono sicuramente geniali. E
il cane, signore della Casa dei Morti, osserva quale dio malvagio il
branco di babilonesi superbi ed infedeli che ostentano la loro opulenza,
si sentono piccoli dei loro stessi o adorano gli altri dei non lui che gli
fu creatore. Adorano pure, massima infamia! l’abitante della Casa della
Vita, il suo eterno oppositore ed antagonista, che vigila all’altra
estremità dei Mondi di Mezzo che esistono solo grazie a questo equilibrio. Due
enormi carri di fuoco sono allestiti nella Casa dei Morti dal servitore
del cane, sono guidati da fedeli già morti e all’interno dei carri da
altri esseri rianimati a caso prelevati nelle cripte della Casa e da
alcuni demoni inferiori a garanzia che la distruzione avvenga totale. Ed ad un cenno del cane il suo servo lancia i due carri che partono attraversando il vuoto e s’immergono negli spazi dei Mondi di Mezzo: si dividono quanti sono i mondi da colpire, individuano i due obiettivi e prima uno, poi l’altro si schiantano contro le torri brulicanti di vita. Il
signore della Casa dei Morti osserva la riproduzione olografica multipla
del suo attacco infernale: attraverso i vari piani temporali i due carri
mutano forma, per un attimo sono come siluri per meglio penetrare
l’atmosfera d’acqua, ed ancor più affusolati per perforare quella di
roccia. I carri si mutano anche in grandi uccelli meccanici carichi di
distruzione e di morte e leggiadri volteggiano attorno alle torri mentre
musiche d’organi accompagnano il ballo di morte nelle aule della Casa
dei Morti
ed il cane danza in preda ad un’ossessione parossistica di vittoria e
prepara le aule che accoglieranno i nuovi arrivati nella sua casa e li
congeleranno per l’eternità sotto i suoi appartamenti.
Guarda e riguarda più volte le scene multiple che si sovrappongono
ai lampi di paura e di dolore e d’incredulità degli stupidi mortali. Gli
occupanti delle torri, nei vari mondi e nelle varie epoche, che non si
capiscono con le loro svariate lingue, si rovesciano fuori dei loro
abitacoli o attendono seduti la morte. Imboccano le rampe delle scale o
precipitano nei vani divenuti abissi degli ascensori, bruciano mentre il
fuoco liquido invade le due torri. Solo alcuni riescono a fuggire dalle
trappole, molti muoiono bloccati nei piani più alti poi tutti vengono
raggiunti dal crollo delle torri che una ad una collassano e molti non
riescono più ad imboccare le giuste uscite. Ed il cane riguarda le
sequenze all’indietro e le fiamme e l’impatto sia dei carri di fuoco
che degli uccelli di metallo e poi le fiamme ed ancora il collasso della
prima e poi della seconda torre e gli uomini che gridano dalle strette
finestre intrappolati nella loro amara sorte o che volano come angeli
caduti spiaccicandosi sull’asfalto delle strade ormai simili a campi da
battaglia e la musica ossessiva e le sequenze ritmate armoniche perfette,
la nuvola di fumo, la polvere… orgasmi multipli colgono il cane,
maledetto, infernale, signore della Casa della Morte. Poi
si sdraia soddisfatto, dopo tanto tempo si sente appagato, è supino sul
proprio letto felice d’aver compiuto un atto per lui giusto nei
confronti dei superbi babilonesi e mentalmente rivede i corpi mentre
esplodono o bruciano o volano nel vuoto o sono calpestati fino alla loro
fine o schiacciati dalle macerie. Dall’altro
lato degli universi, oltre i Mondi di Mezzo, il dio che abita la Casa
della Vita osserva con occhio ben diverso le stesse scene che si stanno
svolgendo sulle Terre di Mezzo nei vari luoghi e tempi. I due carri
infuocati che portano morte e
dolore e distruzione. Tutta l’intera Casa della Vita è turbata da
questo atto di pura malvagità compiuto dall’antagonista, dal cane. Il
Signore che l’abita si rivolge a Tifone perché s’adoperi a
ristabilire i bilanciamenti: i Mondi di Mezzo esistono solo se le due case
stanno in equilibrio. Tifone comprende ed orgoglioso del proprio incarico
vola verso i Mondi di Mezzo, questa volta il cane che abita la Casa di
Morte s’è spinto troppo innanzi. Il
cane intanto si rivolge al suo fido servitore, un essere che un tempo fu
un uomo, ma ora che da migliaia d’anni fedelmente lo serve non sa più
neppure lui se è un demone o qualcosa d’altro. Si rivolge al servo,
l’unico che non s’era rifugiato nelle segrete della Casa, e gli chiede
di portare danti a lui le schiere dei babilonesi uccisi. Il
servo fa un cenno con la testa e scende nelle aule dei morti, col suo
magico bastone richiama al movimento coloro che sono appena giunti immoti
e gli intima di seguirlo: “l’uomo li guida: Guida i morti che ha
richiamato al movimento, e loro lo seguono. Lo seguono lungo corridoi,
gallerie e saloni, su per ampie scale diritte, e giù per strette scale a
chiocciola, giungendo infine nella grande Sala dei Morti, ove il signore
giudica. Siede su un trono di pietra nera levigata; alla sua destra ed
alla sua sinistra, in due bracieri di metallo ardono alte fiamme. Su
ognuno dei duecento pilastri che circondano la grande sala, brilla una
torcia, il fumo denso s’avvolge a spirale verso l’alto soffitto e
diviene parte della grigia nube spiraliforme che lo ricopre.” Immobile
e finalmente soddisfatto il cane guarda colui che fu un uomo giungere
nella sala seguito da diecine di migliaia di umani silenziosi. I suoi
occhi lo fissano approvanti, rossi come rubini, abbassa poi il nero muso
su cui spiccano le zanne abbaglianti. La vita, se questa è vita, continua
a scorrere nell’oscurità della Casa dei Morti, il cane è ignaro che
Tifone, il vendicatore, s’avvicina sempre più alla sua dimora. Vittorio
Baccelli - (in
corsivo nel testo passi di R.Zelazny)
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